FRANCESCA GARGALLO CELENTANI “Soffiare sul fuoco affinché s’accenda l’alba” (Futura Editrice 2025, collana Sessismo e Razzismo) nota di lettura di Tiziana Colusso
Il volume collettivo dedicato a Francesca Gargallo Celentani – poeta, saggista, narratrice, attivista femminista, docente – nella collana “Sessismo e Razzismo” di Futura Editrice, include molti apporti prestigiosi, tra i quali la prefazione di Valeria Ribeiro Corossacz, docente di antropologia culturale e etnografia all’ Università Roma Tre e la postfazione della scrittrice e saggista femminista Maria Rosa Cutrufelli.
Le curatrici e traduttrici del volume, originariamente pubblicato in Messico, hanno scelto, per il titolo dell’edizione italiana, versi tratti da una poesia dell’autrice che rendono bene la passione focosa che Francesca Gargallo Celentani ha messo in tutta la sua vita personale e la sua attività culturale e politica, unendo lo slancio derivante dalle sue origini siciliane alla passione della sua patria d’elezione, il Messico. L’urgenza di Francesca Gargallo, espressa nella sua scrittura, è di superare con l’intenso impegno culturale e vitale il ristagno di questi «tempi indolenti», il che rende il suo contributo molto attuale.
Francesca Gargallo, il cui nome completo è Francesca Gargallo di Castel Lentini Celentani, è stata una figura assolutamente unica: dopo gli studi a Roma, aveva scelto il Messico come patria di vita e di attività culturale e politica, aderendo, senza mai perdere la sua autonomia – si definiva «feminista autónoma» – ai movimenti più avanzati di quella che lei e le persone affini chiamavano «Nuestra América» o «Abya Yala» – termine di usato da diverse comunità indigene, e non solo, per indicare la propria terra – ricusando le definizioni di Sudamerica o America Latina, per superare il colonialismo anche nel linguaggio. Femminismo, decolonizzazione, utopia, questi sono stati i punti focali dell’attività di Francesca Gargallo.
Questo volume collettivo, frutto di una giornata dedicata all’autrice nel 2023, poco tempo dopo la sua morte prematura, unisce testimonianze di intellettuali, femministe, persone impegnate nell’attivismo politico, affrontando da diversi punti di vista i temi sui quali ha lavorato e scritto Francesca Gargallo, ovvero l’urgenza della decolonizzazione del sapere; il femminismo – anzi i femminismi, plurali e diversi; corpi, territori, Terra; migrazioni e frontiere; la necessità di esprimersi, con il dire, lo scrivere e il filosofare; e anche un tema insieme culturale ed esistenziale, «la vida buena» ovvero «quella in cui è garantita l’autodeterminazione delle donne, il diritto ad una vita affettiva libera da condizionamenti sociali relativi tanto al genere quanto all’identità, il diritto alla libera espressione, alla libertà di movimento, alla decrescita e all’economia su piccola scala attenta alla terra, al lavoro e alle relazioni, il diritto all’arte, al tempo libero, al tempo da dedicare alla cura reciproca e di sé».
Francesca Gargallo era un’utopista a tutto tondo, credeva in una rivoluzione che non distingue tra vita, politica e cultura. Perfino nel suo ultimo scritto, nel periodo della pandemia, quando si interrogava su come «agire dalla perplessità» non ha mai smesso di investire energia vitale in ciò in cui credeva. Il suo credo era soprattutto di« Estar en el mundo», stare nel mondo, per riprendere il titolo di un suo romanzo degli anni ’90. Questo volume, che unisce le testimonianze di tanti suoi amici e compagni – intervallate dai testi letterari o dagli articoli dell’autrice stessa – e che include anche una postfazione di Maria Rosa Cutrufelli, trasmette questa energia ai lettori e ridà speranza in questi tempi decisamente orribili, oltre che «indolenti»
Riportiamo in chiusura – nella versione italiana – il testo poetico di Francesca Gargallo da cui è tratto il titolo, pubblicato nel 2020 nel suo libro Se posso partecipo, in una edizione bilingue italiano-spagnolo. La prima poesia, Digo si puedo, ci presenta un distillato delle sue ultime emozioni:
Dico
perché soffiare sul fuoco affinché s’accenda
l’alba
o solo decidere che è possibile
scrollarsi le leggere coperte del sonno
risulta in tempi indolenti
così difficile come fondere pietre.
L’urgenza della parola convoca
l’arcana disposizione ad essere utilizzabile:
istanza esplicita e consuetudine politica.
Arduo è resistere alla seduzione dell’indolenza
i desideri vuoti
l’astenia di un bradipo sul ramo che lo mimetizza
dal rischio di estinzione comune ad un milione di specie.
Dico se posso
quando nuoto controcorrente in un mare di dati
e dubito che serva il coperchio di una pentola in disuso.
Come se fossi più pronta dello scalpello alla
scultura
mi coinvolgo con la leggerezza di un pezzo di granito
assediata dal dubbio e dal compito,
impraticabile prontezza dell’abbandono.
Per partecipare fa bene avere paura
o un corpo robusto in posizione eretta
soggetto a un cavallo indomabile
a una volontà di ferro.
Aiuta possedere un amore infinito alla
causa.
Ma la dea crisalide con le braccia incrociate
è tenace
i suoi occhi semicircolari osservano la mia volontà spezzata
dalla profondità insondabile delle sue idee.
Padrona del tempo, signora della vita dopo la morte
agonizza ora nel bosco abbattuto
ed io con lei nell’intraducibile dubbio sul mio potere.
La mia strada ha tanti cartelli
che resterò di sicuro immobile.
Se posso è quasi sinonimo di se voglio
si relaziona con il peso degli anni
la massa corporea con l’entusiasmo
l’influenza delle variazioni climatiche
sulla psiche.
La mia selva dipende dal seme
che conservo, che può forse essere sterile.
Per volere è propizio
uno stato impuro di desiderio,
felicità e lunghi viaggi.

