Nella meravigliosa Vermogno – Zubiena (Biella) – ha avuto luogo il primo convegno in rete di Comunità Eco-bio-filosofica. Ce ne offrono un report testimoniale Vincenzo Crosio e Giansalvo Pio Fortunato, membri del Direttivo di Comunità Eco-bio-filosofica e presenti in questi giorni di dialogo costruttivo.
“Oltre l’abisso c’è la ricomposizione del sociale”
Dopo due anni di inchieste, interviste con singole personalità del mondo accademico, del volontariato, di associazioni che restano convinti che mettere insieme i cocci dell’infranto sociale ed esistenziale sia possibile e soprattutto un dovere etico in contrapposizione con quanto e quanti hanno un progetto diverso, quello di separare gli uni dagli altri, di rompere la solidarietà e i vincoli di amicizia e di cura dell’altro che è uno dei principi eco-bio-filosofici di cui si è dotata la nostra associazione “Ecofilosofia”, era venuto il momento di raccogliere le associazioni del territorio in un confronto aperto, libero e franco sulle possibilità di mettersi in rete, collaborare e fare progettualità comune. Lo abbiamo fatto in un territorio, il Biellese, che per sua natura, storia politica e civile, memoria storica, possiede una simile progettualità nel proprio DNA. Vivere comunitariamente è stato da sempre in queste Valli partigiane un’idea di mettere insieme i soggetti politici, le associazioni, le intelligenze creative e istanze di vita in comune. Ospiti della associazione “Vermoglio vive”, associazione culturale organizzata dall’architetto del paesaggio Andrea Polidori e dal nostro collaboratore della direzione nazionale Roberto Francese, abbiamo vissuto un’intensa giornata di incontro, dibattito, confronto tra le associazioni del territorio: Vermogno vive,Urban kintzugi, Orizzonti creativi,Anpi,Cercatori d’oro, AgriMagnano,Centro studi sociali Sandro Pertini.

In evidenza nel dibattito, dopo il primo intervento mio e poi quello di Giansalvo Pio Fortunato che ha illustrato la necessità di fare rete, la necessità dello scambio di esperienze tra un nord in cui l’ecobiofilosofia è di fatto vissuta come esperienza storica in cui la solidarietà valligiana è un dato affermato nella corretta manutenzione del territorio, dell’ambiente e della comunità umana che si allunga tra boschi, fiumi, laghi, imprese forestali, allevamenti, fabbrica sociale ed industriale, del tempo libero e dell’educazione all’intelligenza e alla costruzione di un biodistretto organico tra natura e abitati umani, e un sud ove l’associazionismo tende a superare le barriere tra città periferica e città primaria e digitale,con tutta l’estensione internazionale, tramite le comunità del Brasile, e nazionale che saranno le ulteriori comunità coinvolte nel dibattito e nell’organizzazione di una rete ecodisciplinata, si è posta l’urgenza di unire in una specie di patto di fratellanza e di condivisione le diverse esperienze. Non basta più, dunque, fare rete: è necessario, piuttosto, provare anche ad esprimere ed elaborare Intelligenza collettiva fatta di competenze specifiche, culture primigenie, autoorganizzazione e sapienza di governo del territorio. Di fronte alla gestione del territorio, nel dettaglio, che è sempre più stressato da eventi climatici catastrofici che impegnano le comunità in un’ opera non occasionale di manutenzione ordinaria e straordinaria di messa in sicurezza e del territorio e delle vite delle persone che vi convivono.
In che consiste, allora, la condivisione dei principi della Ecobiofilosofia? Innanzitutto è una questione di Diritto comunitario. È una questione di condivisione di una vera e propria carta del Diritto alla comunità solidale, un vera e propria Common Low che nel tempo ha trovato nella giurisdizione internazionale, europea e nazionale elementi di costruzione delle comunità intorno al principi fondamentali di : Solidarietà, reciproco riconoscimento, attività di emancipazione sociale, educativa e diritto alla creazione di eventi artistici che ne salvaguardino la memoria, l’espressività e i linguaggi propri delle esperienze delle comunità solidali, dall’arte,alla letteratura alle espressioni musicali e teatrali. Una festività gioiosa, infatti, moltiplica anche i linguaggi e induce una metamorfosi sociale positiva,che di fatto diventa antidoto alla regressione umana e culturale dei territori stessi.
Vincenzo Crosio

“Non è più tempo!”
La bellissima esperienza di condivisione fraterna e dialogo aperto con la vivida comunità di Vermogno ha profondamente entusiasmato sia me, sia Vincenzo Crosio. Ha entusiasmato anche tutti coloro che, sia da membri del Direttivo della Comunità Eco-bio-filosofica sia da inter-attori, hanno abbracciato questo progetto sistematico di cambiamento.
Ormai non è più tempo per restare stagnanti in una vigorosa individualità tanto pratica, tanto posturale, tanto filosofica, tanto linguistica, tanto espressiva, tanto politico-relazionale. L’incessante richiesta di un cambiamento, tuttavia, non impone una fretta rivoluzionaria, incapace – come tale – di generare autentici cerchi di intendimento, di comunità, di linguaggio. Essa richiede, piuttosto, un lavoro sodo ed umile sul campo. Un lavoro che spinge ad abbattere barriere paternalistiche, flussi rissosi di scontro operativo, differenze nell’avanzamento realizzativo. In fondo, la Comunità Eco-bio-filosofica nasce con questo semplice ma ambizioso obiettivo: fronteggiando la degenerazione del nostro tempo, è necessario, con profonda cura, farsi cercatori di saperi rinnovati e rinnovabili; di saperi che guardino alla nostra società, al nostro tempo, alla nostra convivenza, alla nostra cultura, con uno sguardo anti-produttivo, capace di riformare prima l’essere umano inter-agente e, solo consequenzialmente, l’esito di quest’azione. È necessario, come già precisavo, che l’imminenza di un inizio di rivoluzione, dunque, passi per il rigore critico di chi, con estrema perizia, intende prima multi-disciplinarmente ciò che va mutato, i punti possibili di incrinatura e di risanamento e, solo successivamente, si concentra sinergicamente su opere reali che vadano costantemente ad accompagnare, a realizzare, a mettere alla prova la ricerca/le ricerche compiute.
A Vermogno, grazie alle associazioni presenti, è avvenuto un dialogo prelevante sul campo. A Vermogno si è rafforzata la nostra convinzione che non ci sia più tempo per il rassodamento di un terreno arido e discontinuo. A Vermogno, attraverso la testimonianza di chi vive le difficoltà di una riscossa storica, artistica e culturale, spirituale, abbiamo finalmente compreso che se teorizzazione, coordinamento, sinergia, dialogo, sono necessari, lo sono, soprattutto, entro un’ottica di costruzione e trasmissione reciproca; entro un’ottica chiara e definita, che ci faccia toccare il suolo, che ci faccia sporcare le mani. In tal senso, la pubblicazione di questo report presso la sezione Perspectives, grazie all’adesione convinta (della quale siamo estremamente grati) della direttrice Tiziana Colusso al nostro progetto, è estremamente emblematica in termini di percorso iniziatico e propedeutico che ci conduce ad essere sempre più operativi.

Siamo alla ricerca di nuove prospettive, che facciano da sfondo al mondo, che ci attraggano alla luce di un cambiamento vigoroso che inizia da noi stessi. Quale migliore spazio di condivisione, allora, se non una rivista poetica (di nuovi linguaggi, dunque) che fa della fluidità, dell’abbordaggio positivo e costruttivo il suo punto focale? Perché, a chiare lettere, c’è un linguaggio poetico che sopravanza il verso stesso e che incarna armonicamente il principio eco-bio-filosofico. È il linguaggio della natura nelle sue molteplici scanalature: antropologica, bio-cosmica, spirituale, associazionale, storica e memoriale.
Ritorniamo da Vermogno ancor più convinti che non sia più tempo!
Giansalvo Pio Fortunato

