LORETTA LIBERATI “Ti chiederò un passaggio”
(Ensemble) nota di lettura di Luciana Raggi

Nella sua nuova silloge, Ti chiederò un passaggio (Edizioni Ensemble) Loretta Liberati mostra la sua voce a volte decisa, a volte tenue e suadente, in continuità con l’opera prima, Vivremo tutto il resto, uscita sempre con la stessa casa editrice. La cura del ritmo e l’armonia dei suoni continuano ad essere il punto di forza per il coinvolgimento emotivo; tuttavia molti sono i cambiamenti stilistici che rendono il nuovo libro appena nato già un fratello maggiore, più originale, maturo e coraggioso. La poeta, dopo il successo del primo libro, si è sentita più libera di lasciarsi andare a suggestioni inconsce e di sperimentare spiazzanti metafore, accostamenti inconsueti e associazioni lessicali meno immediate, capaci di creare un’aurea di mistero che stimola il lettore a interpretare e far “sua” la poesia. C’è un vagare nell’inquietudine e nell’incertezza che sottolinea uno stato precario privo di illusioni e di sentimentalismi. È un’opera del nostro tempo sia per la poetica che per le tematiche affrontate; entrambe riflettono molte caratteristiche della società contemporanea: la complessità, le tensioni e il disorientamento per i cambiamenti di tipo antropologico, sociologico, sociale, ecologico e culturale che a volte spaventano e non ci trovano d’accordo, assieme a tutti i dubbi che ne conseguono. I versi posti in esergo di Mario Luzi lo sottolineano: “Quando si è in alto mare la luce / del tramonto e quella dell’aurora / non sono molto dissimili. / Non so bene distinguere”. Lo sguardo poetico di Liberati si posa sul frammento nascosto fra le pieghe del mondo circostante e attraverso immagini vivide trasmette impressioni ed emozioni che sentiamo vicine. La natura s-naturata può portare tempesta; l’uomo dis-umano può essere causa di ingiustizie e sofferenze inaudite nei confronti degli altri esseri viventi e dell’ambiente. Senza cura e rispetto si precipita nella violenza e nell’inciviltà. Soprattutto questo desiderio è sempre presente: non rinunciare mai a “transitare umani” per ricordare quello che è stato ed è il motto del gruppo della Poetanza, non rinunciare al plurale, a quel noi che significa superamento dell’io da cui comunque si parte, per donarsi sostegno reciproco e per avere, assieme agli altri, maggiori possibilità di cambiamenti sociali necessari. Nel titolo la poeta si rivolge a un tu al quale si affiderà fiduciosa per arrivare dove sola non potrebbe, forse per accelerare i tempi o per ottimizzare le risorse e condividere il viaggio. L’immagine di copertina suggerisce il punto di partenza, la città di Roma, in un’immagine bellissima che la rappresenta in uno dei luoghi più belli del Lungotevere, una bellezza da cartolina; quella cartolina che, anche se l’abbiamo del tutto dimenticato, era un mezzo usato per condividere esperienze e per dimostrare agli amici che a loro si continuava a pensare anche quando si era lontani. A Roma sono le radici di Loretta, Roma è il luogo di partenza e il luogo prediletto dove vuole tornare, verso il quale mostra amore e sincera affezione anche attraverso l’uso del romanesco, anche se in questo libro è presente solo in tre poesie poste quasi alla fine, per chiudere il cerchio, nella sezione intitolata Voci urbane. La città è un luogo a volte inospitale che richiede resilienza, ma comunque la luna entra dalla finestra. Nei versi che leggiamo, dietro alla positiva ricerca di luce e di speranza, si nasconde spesso l’ostinata malinconia dell’autrice, la gioia è “condizionata”, non può prescindere dalle ingiustizie del mondo. Nella quotidianità, pur se vista con occhi poetici, emergono contrasti fra desideri e realtà; la fuga può essere senza approdi e, anche se l’obiettivo è l’infinito, la ricerca è finalizzata ad un infinito “circoscritto”; ci siamo allontanati da un Dio che non ci convince, “siamo stati noi a licenziare gli angeli”. La parola poetica emerge come un miracolo, ed ecco che arriva un momento in cui sia l’autore che il lettore sente di sfiorare la felicità dell’“attimo perfetto”, di avere l’opportunità di vivere una “momentanea grazia”.
Nella prima sezione del libro, Senza riscatto, tutto sembra perduto e i versi sono pervasi da una sfiducia che porta dolore e a volte ribellione. Una maggiore disponibilità a trovare soluzioni a situazioni problematiche emerge nella seconda sezione, Trascurabile incanto, dove si aprono squarci di positività che compaiono anche in Voci urbane di cui si è parlato sopra, nonostante la sensazione di essere soli nella folla, e soprattutto nell’ultima sezione, composta di una sola poesia, I petali, che si conclude col verso che dà il titolo alla silloge: “Ti chiederò un passaggio”. Il libro, elegante e curato anche nella grafica, impreziosito da un’approfondita introduzione di Edoardo Piazza, è composto da 49 poesie e 12 haiku, posti a conclusione dei primi tre capitoli, stregati dai petali di ciliegio (1, 2 e 3). Questa scelta, e anche il titolo delle tre pagine, evidenziano la passione dell’autrice per la cultura giapponese, l’ammirazione che condivide con la figlia Carlotta, che vive stabilmente a Tokio. In esergo al secondo capitolo un haiku, tradotto in italiano e riportato anche in lingua originale, di Basho, Maestro per chi vuole cimentarsi nella scrittura di questi componimenti che esigono il rispetto di regole ben precise, ispirate al mondo naturale. Questi “petali” costituiscono il raccordo e il trait d’union tra le varie parti: con l’intensità e l’essenzialità che li contraddistinguono ci accompagnano nel viaggio poetico alla ricerca della bellezza formale e della verità. Con tutti i limiti e i problemi del “qui e ora”, abbracciati dalla poeta con empatia, nonostante l’immersione in una realtà che risulta spesso triste e squallida, la lettura di questa raccolta ci lascia un desiderio di risoluzione e di adattamento necessario e la poesia è, ancora una volta, portatrice di speranza.

Loretta Liberati vive a Roma.Ha viaggiato molto per lavoro occupandosi di pubblicità, redazionali e cataloghi turistici.Ha scritto poesia da sempre ma solo recentemente è riuscita a unire la propria voce a quella dei poeti in una dimensione collettiva che le si addice particolarmente. Ha pubblicato la sua prima opera Vivremo tutto il resto con la prefazione di Luciana Raggi
(Edizioni Ensemble 2023), Ti chiederò un passaggio con la prefazione di Edoardo Piazza (Edizioni Ensemble 2025), ha partecipato a varie raccolte poetiche: La nave di Amleto (Edizioni Progetto Cultura 2023), Sotto lo stesso cielo ( Edizioni Nemapresse 2023), Raduno poetico esponenziale (Edizioni Ensemble 2024) Insieme sotto lo stesso cielo ( Edizioni Nemapresse 2024), Pace non trovo (Edizioni Lithos 2025) e ad altri lavori collettivi. Partecipa ai social reading e ad eventi di promozione culturale.